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Obesità

La chirurgia bariatrica è una disciplina codificata che si è dimostrata efficace nel trattamento dell’obesità determinando una perdita di peso mantenuta a lungo termine, con miglioramento o risoluzione delle comorbilità associate permettendo un allungamento della spettanza di vita. La chirurgia bariatrica riduce, infatti, la mortalità generale, cardiovascolare e da ogni altra causa ed è in grado di determinare il miglioramento complessivo della qualità di vita dei pazienti affetti da obesità.

 

L’entità del miglioramento della qualità di vita del paziente obeso sottoposto a intervento di chirurgia dell’obesità è indipendente dal tipo di procedura effettuata ed è strettamente correlata all’andamento del peso corporeo registrato nel corso del follow-up a lungo termine dopo l’intervento chirurgico.

La qualità di vita rimane soddisfacente quando la percentuale di perdita di peso corporeo in eccesso rispetto a quello iniziale si mantiene al di sopra del 10%.

 

Le attuali indicazioni alla chirurgia bariatrica fanno riferimento alla gravità dell’obesità e alla potenziale reversibilità del quadro clinico. Classicamente, a partire dalla Consensus Conference del National Institute of Health Americano (1991), si considera dirimente l’Indice di Massa Corporea (BMI, Body Mass Index), ma deve essere tenuto presente che esso ha rivelato limiti importanti, non essendo in grado di evidenziare:

• la distribuzione e la ripartizione dell’accumulo lipidico sotto forma di grasso

somatico o viscerale, fattore chiave nel determinare la sindrome metabolica;

• la diversa distribuzione del grasso in relazione all’età, al sesso e alla razza.

 

Per tale motivo il BMI è considerato un importante parametro di riferimento, ma non l’unico per stabilire l’indicazione all’intervento chirurgico. Nel contempo il BMI, considerato anche nella sua dimensione storica come massimo valore raggiunto dal paziente, consente di dare indicazione all’intervento di chirurgia bariatrica. Il BMI è, infine, valutato, insieme a paramentri metabolici, funzionali e psicologici sempre in un bilancio complessivo fra rischi e benefici, in pazienti con:

• BMI >40 kg/m2, in assenza di ogni altra comorbilità;

• BMI >35 kg/m2, in presenza di comorbilità fra quelle classicamente considerate come associate all’obesità, tra cui il diabete mellito di tipo 2 (T2DM) resistente al trattamento medico.

La chirurgia bariatrica si è, inoltre, dimostrata efficace in pazienti con obesità di classe I (BMI 30-35 kg/m2) e con comorbilità. Ad oggi la letteratura riporta numerosi lavori a conferma di sicurezza, efficacia ed utilità nel controllo delle comorbilità in pazienti con obesità di classe I. L’analisi complessiva degli studi randomizzati e controllati, le metanalisi e gli studi prospettici e retrospettivi evidenziano risultati ottimali in termini sia di calo ponderale sia di riduzione delle comorbilità analogamente a pazienti con obesità di classe più elevata.

Obesità e Diabete tipo 2

La chirurgia bariatrica ha permesso di acquisire nel corso degli anni la consapevolezza che il paziente obeso che presenti la sindrome metabolica o il diabete mellito di tipo 2 come complicanza ha un’elevata probabilità di vedere la remissione del suo quadro morboso in relazione alla riduzione dell’insulino- resistenza e all’aumento della secrezione insulinica che, con meccanismi differenti, molti interventi chirurgici determinano anche indipendentemente dalla riduzione ponderale.

 

Numerosi studi prospettici, randomizzati e controllati (LIVELLO DI EVIDENZA: 1) hanno dimostrato che la chirurgia bariatrica è superiore alla terapia medica e alle misure dietetiche nel determinare la remissione del T2DM nel paziente affetto da obesità grave, anche se i casi di remissione sembrano ridursi nel tempo. Si deve ritenere, pertanto, che i pazienti con BMI >35 e metabolismo glicidico non ben controllato dalla terapia medica siano candidati all’intervento chirurgico.

 

Numerosi studi, eseguiti nell’ultimo decennio, hanno chiaramente dimostrato che anche pazienti affetti da T2DM con BMI >30 e <35 rispondono pienamente alla terapia chirurgica, con un tasso di effetti collaterali del tutto contenuto; pertanto, anche in assenza di altre complicanze, tutti i pazienti T2DM con BMI >30 sono elevabili all’intervento chirurgico qualora abbiano condotto senza risultato una terapia medica e comportamentale adeguata.

Le informazioni riportate in questa pagina derivano dalle LINEE GUIDA S.I.C.O.B. 2016.